Scorcio di un’anima

eye-1132531_640Da ore sedeva sullo scoglio, le braccia intrecciate attorno alle gambe, il mento poggiato sulle ginocchia, lo sguardo fisso all’orizzonte: quella vastità, quel nulla l’attiravano: il mare aveva indossato il suo abito da sera ed in quel lento danzare delle onde gli smaglianti colori del tramonto ne accompagnavano il ritmo suadente e sembravano invitarla su quel magico scenario per un revival di antiche emozioni … Quel desiderio, l’unico che dipendeva da lei realizzare, pulsava nelle sue tempie fino a farle esplodere: il cuore le martellava nel petto quell’eterno perché? al quale non aveva ancora trovato risposta. Per una volta ancora era sola, vittima di una solitudine che sembrava accusarla di oscure colpe; ancora una volta viveva dietro le quinte di quel palcoscenico di realtà umane che le avevano imposto sempre e soltanto ruoli d’ombra. Era stanca di quel peregrinare da un’anima all’altra senza sosta, senza meta, con sempre rinnovato entusiasmo, con sempre rinnovata speranza, con i sogni, la fiducia, e la disponibilità di sempre! stanca del solito magro bottino: un’altra manciata di delusioni e amarezze, un pezzetto di vita irrimediabilmente consunta, briciole d’anima soffiate via da un vento impietoso! stanca di quell’eterno camminarti incontro, orizzonte, infido ormai anche tu nella tua vastità odorosa di mille promesse … Un brivido freddo la scosse, il tempo stava cambiando, nuvole nere si avvicinavano minacciose, il mare incominciava a sbuffare, anche lui forse stanco di tanto silenzio, di tanto inutile meditare! Si tuffò in quegli ultimi bagliori di tramonto e a forti bracciate raggiunse la riva, raccolse in fretta le sue cose e si mise al volante della sua auto. Di nuovo l’assalì l’ansia di tornare a casa, per trovarvi chi?, che cosa? quei mille frammenti di una vita sprecata, specchio sensibile della sua anima. L’asfalto correva veloce davanti ai suoi occhi, si sentiva seguita, incalzata da grotteschi fantasmi dagli occhi di brace; li aveva riconosciuti, erano ancora loro, l’egoismo, l’indifferenza, l’ipocrisia, i giganti della scena, gli impresari della vita, in agguato, pronti a ghermire la sua debolezza; doveva fuggirli, sottrarsi ai loro tentacoli, non era ancora pronta!.  Raggiunse la sua casa, vi si chiuse dentro e trasse un profondo respiro: lì era al sicuro, tra le sue piccole cose, i suoi ricordi, i suoi frammenti. Si asciugò una goccia di mare – o era forse una lacrima? da quanto non riusciva più a piangere? – non cercò una risposta, ma si sedette alla scrivania: la macchina da scrivere aspettava la sua carezza, l’unico contatto umano che le restava, l’altra se stessa con la quale parlare, che sapeva capirla, aiutarla! Per lunghi interminabili minuti stette lì come ad aspettare l’ispirazione, i pensieri le si accavallavano nella mente, volevano trovare una via d’uscita ma si soffocavano a vicenda. Si guardò attorno, tutto le apparve velato da una fitta cortina di malinconia; si alzò e spalancò le finestre nell’illusione di diradare quella nebbia: la notte l’avvolse come in uno scialle greve di protezione; si lasciò cullare dalle mille luci della città e finalmente quieta tornò alla scrivania. Le sue piccole cose, i suoi ricordi, i suoi frammenti si animarono, le andarono incontro, a ricomporre là nelle sue mani tutta una vita ed ella li accolse, ad uno ad uno, con l’amore di sempre, con quello stesso patetico amore che li aveva generati. La malinconia pian piano sfumò e lei poté di nuovo incominciare a scrivere.

Rosalba Barcella


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