Profumo d’amore

roses-1229148_640L’allarme blu è scattato tre giorni fa alle due del mattino e da quel momento mi trovo nel bunker numero 8 di via delle Galassie, posto numero 828. Quanto tu avevi previsto si è verificato: al primo segnale le tue finestre ultimo modello si sono chiuse ermeticamente ed io ho eseguito le tue istruzioni: ho indossato maschera e tuta e, preso con me tutti i documenti, mi sono calato nel bunker; ho impiegato cinque minuti, il tempo strettamente necessario da te calcolato, ma qualcuno mi aveva già preceduto … – non temere, scoprirò come ha fatto e te lo farò sapere, così potrai divertirti a studiare il sistema per fregare veramente tutti! – Pian piano tutti i posti sono stati occupati tranne il numero 831 occupato normalmente da una vecchia, che è rimasto libero per un giorno intero. Noi giovani già godevamo della sua scomparsa, le sue provviste significavano un mese di sopravvivenza in più! L’indomani però gli addetti alla sorveglianza hanno scaricato un’altra vecchia, semi intossicata. La demente, per usare il tuo linguaggio, aveva corso il rischio di morire per aiutare dei bambini a calarsi nel bunker sprecando così energie e minuti vitali per la sua salvezza. La sua tempra però è molto forte perché, dopo appena mezz’ora di camera rossa, aveva già preso possesso del suo nuovo posto ed incominciato a fare l’inventario. Io l’ho osservata molto attentamente, come mi hai insegnato tu, e quello che sfuggiva al suo controllo lo accumulavo nella tasca speciale da te ideata della mia tuta. Dopo un’ora aveva già finito e puoi immaginare quanto sia sfuggito al suo controllo e di quanto sia aumentata la mia scorta. Puoi essere fiero ed orgoglioso di te e dei tuoi insegnamenti! Subito dopo, con mio grande stupore, la vecchia ha incominciato a circolare tra la gente. Piccola e gracile, il volto solcato da rughe profonde, la sua figura emanava uno strano intenso profumo agrodolce e sulle labbra aveva un enigmatico sorriso che regalava ad ognuno, indifferentemente, anche a noi giovani che al suo passaggio ci ritraevamo per non esserne contaminati, anche ai bambini che le lanciavano pernacchie, sputi e improperi. Gli anziani invece sembravano riconoscere quel profumo, quel sorriso, e le tendevano le mani per convincerla a sostare tra loro. Con ognuno scambiava qualche parola, ad ognuno stringeva le mani e prometteva di ritornare. Noi giovani siamo stati ad osservarla e da lontano seguivamo questa sua pantomima schernendola più volte. Non ne sembrava infastidita e mai si voltò a guardarci; sembrava quasi che per lei non esistessimo e finito il giro – e ti garantisco che è lungo e faticoso – si coricò addormentandosi subito. La cosa che più colpì la nostra curiosità fu quello strano sorriso che, non solo non scomparve dalle sue labbra nemmeno nel sonno, ma addirittura aleggiava sulle labbra di tutti i nostri anziani coinquilini. Volli scambiare uno sguardo d’intesa con i miei coetanei, ma ognuno si era già rinchiuso nella sua solitudine e forse non saprò mai se anche loro si accorsero che l’aria nel bunker era diventata stranamente tersa, odorosa di un profumo che richiamava alla memoria quel prato d’erba fresca popolato di fiori variopinti di cui mi hai parlato talvolta. Mi tornarono in mente i nomi di quei fiori: margherite, papaveri, fresie, gelsomini, rose … e le loro immagini emergevano via via dal profondo della mia fanciullezza … quel prato mi accolse ed ebbi la sensazione di addormentarmi con il volto immerso tra i petali ed il profumo inebriante di quei fiori; credo che in tutta la mia vita non dormirò mai più così bene ! Al mattino ritrovai quel profumo e non me ne stupii. Il mio sguardo corse al letto della vecchia, era vuoto ma sapevo che lei era ancora tra di noi. Tu sai quanto io sia pigro e come mi piaccia al mattino indugiare tra le coperte e programmare la mia giornata eppure un che di inspiegabile mi costrinse ad alzarmi in fretta e seguire la scia di quel profumo. Notai che i miei coetanei erano indifferenti come di norma alla vita del bunker, ma non ci badai attratto com’ero, ancora inconsciamente, dalla presenza di quella vecchia. Mi misi subito alla sua ricerca; stranamente sapevo dove l’avrei trovata; era lì infatti, vicino al letto di un anziano. Già la sera precedente ci si era accorti che stava male e come di norma ne eravamo rimasti a debita distanza; soltanto la vecchia gli si era avvicinata e gli aveva persino bisbigliato qualcosa: ora invece sedeva sul suo letto, le rughe colme di una serenità per me inconsueta, e gli parlava a voce sommessa e piano piano quella sua serenità sembrava comunicarsi all’altro volto altrettanto rugoso. Mi fermai a distanza di sicurezza, ricordando i tuoi insegnamenti: la tua voce imperiosa continuava a comandarmi il distacco fisico e interiore dagli altri, l’esercizio mentale di esaltazione della unicità del proprio essere, dell’auto convincimento dell’importanza della propria esistenza. Ma mentre ripetevo nella mia mente le parole-chiave, il sommesso vocio dei due vecchi penetrava in me come una nenia antica ed ai miei occhi emergeva un’altra delle immagini sopite della mia infanzia: mi rivedevo su una spiaggia di sabbia finissima dorata di sole; il mare scivolava blu sui miei piedi mentre io cercavo conchiglie, cullato dal chiacchierio della gente, inebriato da un profumo misto di sole e mare, terra e sudore umano. Da quell’immagine il mio Io, ritornato bambino, non voleva più distaccarsi; a nulla valeva il tuo comando imperioso; respiravo quell’umano profumo a pieni polmoni, nuotavo tra le voci, tra scoppi di argentine risate e pianti convulsi di bimbi, il cuore traboccante di quella dolce beatitudine ormai da tempo scordata. Il ritorno alla realtà fu brusco e inatteso: gli occhi, ancora abbagliati da quei fulgidi remoti colori, stentarono a riconoscere il grigio anonimo del bunker; la trepida attesa del domani, speranze e illusioni si infransero sui corpi dei miei coetanei, specchio di me stesso, anime e corpi acquietati che si aggiravano soli, programmati, robot tra robot. Volli cercare la causa di quell’improvviso risveglio, ma dentro di me la conoscevo già: il silenzio greve che mi circondava non poteva significare che una cosa: la vecchia si era allontanata, aveva ripreso il suo cammino! Una forza interiore mi costrinse a seguirne le tracce tra i meandri del bunker; sembrava che le mie gambe conoscessero la strada e ben presto la ritrovai, non poteva essere che lì, tra i suoi coetanei. Questa volta stava al centro del gruppo, tenera nella sua fragilità, e sembrava raccontare ineffabili favole: quei volti tesi e partecipi nell’ascolto non mi fecero più paura; mi sembrò addirittura di cogliere le loro sensazioni, così varie, così luminose, così profumate, così dolorose, come fiori sperduti nel deserto pronti ad appassire. Li vidi rinascere, rifiorire come se la vecchia, con le sue parole, li nutrisse di linfa vitale. Capii di non essere più padrone di me stesso; silenziosamente mandai al diavolo i tuoi insegnamenti e senza più timore mi avvicinai al gruppo per dissetarmi anch’io a quella fonte misteriosa: raccontava di tempi remoti, li rivivevano insieme con parole che scalfivano pian piano la mia corazza d’indifferenza, penetrando con prepotenza la mia attenzione ed imprimendosi nella mia mente, tesa nello sforzo di adattarne il significato alle mie conoscenze. Dei loro racconti ricordo ben poco, mentre li rivedo ancora tutti in cerchio comprendere ed usare lo stesso linguaggio: termini come ‘incomunicabilità’, ‘solidarietà ‘dedizione’, ‘gratitudine’, ‘fiducia’, ‘sincerità’;questi termini, mentre marchiavano a sangue il mio corpo, vivificavano i loro racconti e via via che si addentravano nelle loro perdute emozioni i loro volti si illuminavano, gli sguardi accesi da mille luci … e il tetto del bunker si sgretolò, lo scudo di protezione si aprì e quei volti rugosi diventarono le stelle più luminose di un cielo profumato d’estate: quali ricordi! Quali sensazioni, sepolte dal grigiore dei nostri ultimi anni ed ora riemerse! Tesi le mani verso di loro con avidità infantile, volevo empirmi di loro, traboccare di loro, riviverne l’incanto, riprovare quella magica innocenza che lasciava vibrare, libero, lo spirito inquieto. E mentre nel mio Io, ancora greve di artifizi terreni, si spezzavano a fatica i vostri comandamenti, lo sguardo della vecchia si fermò per un lungo istante sul mio volto. Cercai i suoi occhi e naufragai in essi … in quella baia, al riparo dal vento, ritrovai la mia integra ingenuità, le tenere emozioni, i sogni dolorosi, la fragranza dell’ignoto, il sapore delicato dei rapporti umani … abissi si aprirono ai miei piedi e vi precipitai senza scampo, divorato da un vortice senza nome e quello sguardo penetrava con me, mi inseguiva attanagliando il mio cuore, frantumando la mia anima … e in quelle tenebre, una ineffabile struggente nostalgica melodia accoglieva con tenerezza di madre e nutriva i nuovi germogli del mio spirito. Le braccia della vecchia mi circondavano sostenendomi nei primi passi verso quel mondo di vecchi e solo quando fui tra di loro ricevetti in dono la piena coscienza della verità e fui intriso del loro stesso profumo … Come sottile e subdola è stata la vostra violenza su noi giovani ignari! Di quante e quali cose ci avete defraudati! Generati in provetta, avete plasmato le nostre menti, programmato le nostre anime secondo i vostri fini; creati dal vostro egoismo avete educato dei mostri di insensibilità, vittime inconsapevoli della vostra presunzione ed arroganza nella sfida alla Natura, robot al servizio di se stessi!Addio, papà! Quando l’allarme blu finirà non tornerò indietro, la mia meta non sarà la tua, non cercherò potere o ricchezze, ma umilmente andrò alla ricerca dell’Uomo.

Rosalba Barcella

 


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