Nuvole

nuovole aliNuvole dense di pioggia si rincorrevano nel cielo, sospinte dal vento. L’uomo si fermò dietro i vetri della grande finestra, il libro in mano, ad osservare quel giuoco di nuvole. Ne fu affascinato e per un attimo pensò che da anni ormai non alzava gli occhi al cielo, attratto com’era stato da giochi terreni ben più impegnativi ed eccitanti. Stava già per allontanarsi e tornare ai suoi pensieri di sempre quando una figura nel cielo catturò la sua attenzione: in una foresta impalpabile un enorme leone dalla bianca criniera gli ruggiva contro; un brivido percorse il suo corpo, d’istinto prese fiato, gonfiò il suo petto, si mise in posizione di attacco e ruggì contro quelle fauci aperte; nessun suono uscì dalle sue labbra e d’un tratto sentì una stanchezza infinita impadronirsi delle sue membra e, cosa ancora più triste, invadere la sua mente. Realizzò di essere vecchio, un vecchio leone ormai muto in una sconfinata grigia solitudine. Con una sferzata il vento abbatté quell’immensa foresta, del leone restarono gli ultimi sbuffi di criniera; presto anche questi si dilatarono tanto da formare un sentiero. La mano invisibile di uno scenografo estroso fece fare capolino ad un raggio di sole che tinse di oro quel sentiero. Il vecchio, il libro ancora in mano, vide se stesso, giovane ambizioso dallo sguardo fiero fisso davanti a sé, percorrere quel sentiero luminoso; strane figure gli camminavano a fianco ed egli, pur senza degnarle di uno sguardo, con tutte parlava e parlava, che cosa diceva? Che cosa chiedeva quella folla? Sentiva soltanto la sua voce vomitare un fiume di parole ora quieto, adulatore, ora sferzante, ironico,fragoroso. Perché nessuno rispondeva? Perché non sentiva alcuna altra voce se non la sua?. Gettò un rapido sguardo tutt’intorno: dietro di lui il sentiero scompariva inghiottendo quella folla, davanti a lui, seducente, il segno del potere. Si affrettò ad afferrarlo, a stringerlo tra le mani, quel sogno vagheggiato, inseguito per tutta la vita, per il quale aveva lottato senza esclusione di colpi, verso il quale si sentiva travolgere da un amore-odio così intenso da non avvertire alcun altro profumo. Le mani del vecchio erano diventate bianche nello sforzo della presa, le nocche delle dita quasi tagliavano la pelle ormai lisa dal tempo, il suo sguardo, acceso di desiderio, fisso in quell’unico punto infuocato del cielo.  Un batuffolo di cotone coprì quel fuoco; il vento, ancora una volta, prese a giocare tra le nuvole, con le nuvole, come fossero suoi pensieri. L’uomo capì che doveva allontanarsi da quella maledetta finestra, ma le gambe non risposero al suo comando e stancamente si afflosciò sulla poltrona lì accanto. Una forza misteriosa lo obbligava a fissare i suoi occhi in quelle nuvole, in quel cielo animato da mille figure che, per uno strano gioco del destino, lo costringeva a rivivere il suo passato, lui che aveva sempre rifiutato l’analisi, l’introspezione, lui che aveva vissuto sempre e soltanto con occhi e mente e cuore da regista freddo e calcolatore. Ora un regista ben più grande di lui aveva catturato i suoi pensieri, le sue sensazioni, le sue emozioni. Realizzò di essere ormai in balia di quel vento al di là del vetro, che pur raggelava la sua casa. Lui, che aveva mosso con tanta abilità i fili del suo destino e quello di molta altra gente, sentiva ora tutto il suo essere ondeggiare nel vento come marionetta senza vita. I suoi occhi continuavano a fissare il cielo, a tratti terso, a tratti coperto da bambagia grigiastra. Il vento si divertiva, le sue folate formavano figure sempre nuove, cancellavano, intrecciavano nembi per costruire, come un freddo abile giocatore di puzzle, nuovi scenari, nuovi personaggi, nuovi ricordi. Ecco un cavallo bigio correre in quell’estesa cinerea prateria. Su quel cavallo lui fuggiva, sempre in corsa verso il traguardo prefissosi dove il suo egoismo avrebbe finalmente trovato il suo rifugio. Sotto gli zoccoli del cavallo le ultime propaggini di una piccola nuvola squartata dal vento, complice un angolo terso di cielo, incorniciarono un anemone in boccio. Egli frustò il cavallo a calpestare quel fiore e con la stessa sferza cancellò la mano di spuma che stava per fargli una timida carezza. Non aveva tempo, doveva correre, a briglia sciolta, senza legami, senza zavorra sentimentale che avrebbe potuto scalfire la sua ambizione, il suo egoismo, e vanificare così la sua giovinezza vissuta sulla scia di quel profumo di potere che l’aveva da sempre inebriato. Correre a briglia sciolta, calpestando e sferzando, sempre più in fretta, con sempre maggiore determinazione, sempre più in alto o … sempre più in basso, come quel cavallo nel cielo che assieme al suo cavaliere veniva sospinto sempre più in giù tra le increspature dell’onde …. Ora il vento aveva cambiato direzione; un mulinello faceva girare le nubi in modo sempre più vorticoso; il cerchio pian piano si allargava, scompariva, isolando due strane figure che sembravano intrecciare una danza ammaliatrice. L’estroso scenografo, ancora una volta, illuminò di sole una delle due nuvole e di riflesso anche l’altra si animò di luce.  L’attenzione del vecchio si fece più partecipe, gli sembrò di avvertire nell’aria quel profumo inebriante, riconobbe il ritmo via via più sfrenato di quella danza a due. Incominciò a battere il tempo dapprima col piede, poi lasciò cadere il libro e prese a seguirne il ritmo anche con le mani; dal cielo le due nuvole sembravano tendergli la mano per invitarlo alla danza: denaro e potere lo affascinavano ancora! Si alzò, sempre battendo il tempo,cominciò a girare su se stesso, tutto il suo essere ormai era invaso da quel ritmo in un crescendo pauroso, fu inghiottito dal vortice; per un momento ebbe coscienza della vanità di quell’interminabile girotondo, del vuoto creato intorno a lui e, mentre in cielo, caduto il vento, il sole emergendo da quel mare di nuvole in tempesta creava una cascata di luce, l’uomo cadde a terra, gli occhi fissi in quella luce rigeneratrice; un momento prima di perdere i sensi sentì una voce lontana sussurrargli.”Fermati! Lascia che un fiore, un sorriso, una nuvola densa di pioggia catturi il tuo sguardo … …”

Rosalba Barcella


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